Condividi:

" />
24 Giu 2013

Brasile: fine di un sogno?

Le immagini degli scontri e delle proteste in Brasile hanno ormai invaso i media di tutto il mondo. Decine di migliaia di brasiliani nelle principali città hanno protestato con modi anche violenti contro il governo della socialista Dilma Roussef colpevole di aver aumentato le tariffe del trasporto pubblico e di aver destinato cifre immense, si parla di 15 miliardi di Euro, per l’organizzazione dei mondiali di calcio che si terranno nel 2015.BRAZIL-TRANSPORT-STUDENTS-FARES-DEMO

Complice le quasi contemporanee proteste di Istanbul, si è fatta largo nell’opinione pubblica mondiale una sorta di parallelismo tra i due paesi. In realtà, a parte forse l’età dei manifestanti, le differenze sono enormi. Mentre infatti la Turchia ha conosciuto negli ultimi anni una rovinosa decadenza delle condizioni politiche e  di vita, il Brasile ha superato il Regno Unito in termini di prodotto interno lordo, è diventata la sesta economia mondiale e ha una vita democratica forte e pluralista mentre solo fino al 1984 c’era ancora una delle più feroci dittature militare del Sud America, tristemente nota per gli squadroni della morte che massacravano i poveri delle favelas rei di dare “fastidio” ai ricchi dei quartieri limitrofi.
La fase di maggiore cambiamento della società brasiliana è iniziata nel  2002-2003 quando viene eletto presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Esponente del partito operaio (Partido dos Trabalhadores PT),  come prima cosa sgancia il suo paese dalle politiche del Fondo Monetario Internazionale, contribuendo a rilanciare il Mercosur a discapito dell’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) voluta dagli Stati Uniti.

Il suo programma, basato su provvedimenti volti a favorire la giustizia sociale e a risollevare l’economia dissestata, riscuote ampi consensi in particolare tra i ceti meno agiati. Il primo provvedimento del governo socialista, il “programma Fame zero” riassunto nel motto “3 pasti al giorno per tutti”,  permette a un milione di brasiliani di uscire dalla povertà assoluta. Nel 2003 è istituito il “bolsa familia”, riconosciuto mondialmente come uno dei migliori piani d’aiuto fatto da un governo alla popolazione bisognosa, che garantisce uno stipendio mensile alle famiglie povere che decidono di mandare a scuola i propri figli e li sottopongono a visite mediche periodiche.

brasile-africaI risultati dell’amministrazione Lula sono straordinari, con una crescita media del 7,5% del PIL annuo nonostante la crisi globale. Il grande paese sudamericano si scopre una locomotiva inarrestabile lanciata verso l’ordine e il progresso (come scritto sulla sua bandiera), tanto che si parla apertamente di miracolo economico brasiliano e il consenso del presidente si aggira intorno del 90%. Le componenti di questo successo sono tante. Innanzitutto la riduzione delle disparità sociali, da sempre piaga del Brasile e dell’intera America Latina, attraverso l’aumento delle retribuzioni medie e quindi dei consumi.

Secondo i dati dell’OSCE, negli ultimi dieci anni il Brasile è riuscito a creare ben 15 milioni di posti di lavoro che hanno permesso a 28 milioni di persone di uscire dalla povertà ed entrare nella classe media.

Nel giugno del 2010, quattro mesi prima della fine del suo secondo mandato, non potendosi candidare per un terzo mandato consecutivo, Lula indica per il ruolo di candidata alla presidenza della repubblica del PT la politica ed economista Dilma Rousseff, ministro nel suo governo con un passato di ex guerrigliera imprigionata durante la dittatura.

Ovviamente il risultato delle elezioni è un vero trionfo per il PT che conquista tutte le principali città.
Il primo provvedimento del nuovo governo è quello di istituire 75.000 borse di studio all’anno per permettere al Brasile di competere anche dal punto di vista della ricerca scientifica con le altre potenze europee.

Ma allora come possibile che l’aumento di venti decimi di real sui biglietti (corrispondenti a 7 centesi di euro) e l’organizzazione di un mondiale di calcio in un paese che si nutre di pallone abbiano creato proteste che non si sono viste dai tempi della dittatura militare?

“Non è per i venti centesi, vogliamo molto di più”. È lo slogan letto e ascoltato a San Paolo e nelle piazze brasiliane. I manifestanti infatti imputano al governo di non aver ancora fatto abbastanza per risolvere i problemi sociali che affliggono il paese a partire dalla corruzione, le sperequazioni sociali e la cattiva gestione del denaro pubblico.
In un certo senso il Brasile appare  vittima del suo stesso sogno.l43-proteste-brasile-130621105820_medium

Gli stessi brasiliani portati fuori dalla miseria dalla locomotiva Lula ora pretendono di più e non hanno paura di chiederlo. Forse non è un caso che, come scritto dal quotidiano Folha de São Paulo, la maggior parte dei manifestanti ha tra i 21 ei 35 anni (63%), un ‘istruzione superiore (78%) e appartiene alla classe media. Ovvero coloro che non hanno beneficiato delle politiche di sostegno alla povertà di Lula né si sono arricchiti in seguito alla crescita economica del paese.

Del resto anche nella protesta il fronte dei cittadini si è già spaccato. Una parte dei manifestanti, la più  violenta, non vuole nessun dialogo con il governo né nessuna etichetta politica, una seconda parte è costituita dalla destra che cerca di affermarsi dopo anni di governo socialista, mentre la maggioranza sarebbe pronta anche a dialogare dopo gli impegni assunti dalla Rousseff a trovare un punto d’incontro.

In questo scenario il rischio è che la mancanza di idee comuni possa far degenerare le manifestazioni nell’anarchia, il che rappresenta un pericolo enorme in un paese dove si concentrano migliaia di armi da fuoco illegali nella mani di criminali e trafficanti.  Una situazione che del resto il Brasile ha già conosciuto.golpe-brasile-1964
Era il 1963 e nelle principali città c’erano proteste simili a quelle attuali. Nello stesso momento, come ha scoperto lo storico Giuseppe Casarrubea,  l’ambasciatore Britannico a Rio, Sir Leslie Fry,  scriveva un rapporto ai servizi segreti inglesi: “Voglio sottolineare che la mia unica preoccupazione consiste nel richiamare l’attenzione sulle potenzialità esplosive dell’attuale situazione in Brasile. Non desidero essere pessimista, tantomeno allarmista. Non è da escludere che le continue difficoltà sofferte da tutti i ceti sociali possano anche essere superate. E’ già accaduto in passato. Tuttavia, potrebbe anche scoppiare una guerra civile. La Sinistra sarebbe ovviamente nelle migliori condizioni di vincerla, anche mettendo in conto una notevole percentuale di incertezza. Di conseguenza, suggerisco che potrebbe essere utile consultarci con il Dipartimento di Stato [americano], con l’obiettivo di arrivare ad una stima comune della situazione in Brasile e, se possibile, di formulare una possibile azione concertata per affrontare i pericoli in essa inerenti.”

Il 31 marzo del 1964,  i militari destituirono il governo democraticamente eletto per porre fine all’anarchia che regnava nel paese.
E come sempre il passato dovrebbe farci riflette tutti.

Scritto da

Altri blogger

- La rete è grande e piena di spunti di riflessione e analisi interessanti di autori indipendenti da La Prima Pietra. Ecco, Altri Blogger è proprio il nostro contributo alla diffusione dei loro articoli!