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2 Ago 2013

Il dado è tratto

Alea Iacta Est, il dado è tratto. Questa la frase di Giulio Cesare mentre passava il Rubicone decidendo di marciare su Roma alla conquista del titolo di dittatore. Questo anche il senso delle parole di Epifani, commentando la condanna inflitta a Silvio Berlusconi. Il PD, dunque, va in trincea, difende la magistratura ed annuncia che voterà il decadimento. Il punto tenuto dal il Partito del Loft, sarà comunque la campana a morto per il Governo. E’ infatti inimmaginabile che, ad un voto del Senato che condanni il proprio capo indiscusso a stare di fatto fuori dal parlamento per sei lunghi anni, il PdL possa reagire in altro modo se non mandando a gambe all’aria il tavolo del governo, aprendo la strada ad una maggioranza spuria, magari non esplicita nel senso che non si esprimerà con voto di fiducia, in grado di cambiare la legge elettorale e di rimandare il paese alle urne dopo aver accolto la richiesta di decadenza che la procura di Milano manderà in questi giorni al Senato della Repubblica. C’è da sperare che accada davvero e che il PD non pensi al suicidio collettivo salvando Berlusconi dall’arresto. Perché quello sarebbe l’atto ultimo, nel senso dell’ultimo gesto, di un partito già radicalmente in crisi.
Ci sono alcune considerazioni più politiche da fare, a questo punto, sullo scenario che rimane, dopo la sconfitta di Berlusconi. La prima e più importante è che è palesemente finita l’epoca del referendum pro o contro Silvio. Ora non vanno più bene gli assetti preparati per contrastare la figura del singolo e non vanno più bene le strategie politiche volte all’incontro scontro con il nemico Berlusconi. Questa volta non ci saranno bicamerali che tengano: Berlusconi è fuori dai giochi e nessun espediente di palazzo lo tirerà fuori. Bisognerà, nella prossima campagna elettorale, parlare di cose vere, di come si pensa l’Italia e di come la si vuole governare. Di che impronta dare all’economia e di come riprendere la discussione sul lavoro e sui salari. Francamente, dopo anni di fatti personali, nani e ballerine, mignotte e lacchè, perdonate il linguaggio colorito, si può tornare alla politica, anche se non è scontato che la cosa accada. L’arzigogolo del PD, sostanzialmente, nacque per fare massa critica attorno all’alternativa a Berlusconi. Fu la risposta politichese (non politica) all’impolitica populista dell’ex Cavaliere. E come segno distintivo in dote porta una grossa confusione politica che non è detto che regga. Volendo fare un accostamento, ma mai un paragone, me ne guarderei bene, potremmo dire che, esattamente come alla fine della guerra di liberazione, le forze partigiane che avevano combattuto all’unisono il nemico Nazi-Fascista, tornarono alla dialettica democratica che le era propria, così potrebbe accadere al PD. Venuta meno la necessità di “fare blocco” contro il “Gran Nemico”, poi divenuto alleato, il PD potrebbe cedere alle sirene del ritorno aduna dialettica democratica serena e costruttiva, non castrata in asfissianti blocchi interni del partito-contenitore.
In un certo senso, noi che guardiamo alla sinistra come campo definito e compiuto, culturalmente autonomo e capace di presentare al paese ed all’Europa un progetto convincente, questa liberazione della politica ce la auguriamo. Eppure potrebbe non andare così. Il PD potrebbe avvertire l’istinto di conservare se stesso ed il suo meccanismo di riproduzione del potere e cedere alla tentazione di salvare Berlusconi dal decadimento, spostando la discussione politica di quattro anni e mezzo, insufficienti tuttavia per superare l’incandidabilità dell’avversario politico alleato nel governo. Questo gesto non avrebbe poche ripercussioni e forse faciliterebbe molto il compito di chi si propone di riaggregare la sinistra attorno alle sue parole storiche, tuttavia indebolirebbe la prospettiva che la sinistra vede possibile in questo momento, della ridefinizione del campo socialista per andare al governo del paese e cambiarlo. Eccoci giunti al compito della sinistra non PD, in questo momento, a nostro avviso: lanciare una discussione sulla riorganizzazione politica e programmatica della sinistra socialista di governo aderente al PSE. Un Manifesto fondamentale, un programma fondamentale, una grande discussione nel Paese, che parta da quella parte del PD che lo sostiene apertamente comprendente il PSI, da SEL, dalle associazioni e da cittadini liberi che vorranno dare il proprio contributo. In questo percorso il Network per il Socialismo Europeo, può svolgere il grande ruolo di coordinamento, al servizio della causa socialista.

Scritto da

Mauro Morelli

- Napoletano, traduttore e copywriter con esperienze di osservazione del rispetto dei diritti umani, dirigente di SEL.