2 Dic 2014

L’altra sinistra laica, via d’uscita dal vuoto d’idee a sinistra

Se nel 1929 Giustizia e Libertà ebbe come motto Insorgere! Risorgere nel progetto ambiziosissimo non realizzato della rivoluzione liberatrice di domani, oggi nel 2014, dopo il fallimento epocale del comunismo e dell’ex-Pci, come del socialismo malamente interpretato e pessimamente gestito dalle leadership del vecchio Psi, ci si deve rifare a l’altra sinistra e ai suoi protagonisti.

Si deve ricominciare dall’inizio, con una lotta, senza armi, soltanto rivoluzione del pensiero e della parola, da dove sono rimasti i protagonisti de l’altra sinistra, diversi tra loro, ma dal comune, alto profilo intellettuale: Antonio Gramsci, Piero Gobetti, Carlo Rosselli, Riccardo Lombardi, e dal loro sogno infranto dal comunismo stalinista, trasmigrato per metodi nella strumentale via italiana al socialismo e nel compromesso storico e dal socialismo instabile e ondivago per la fragilissima identità culturale che l’ha esposto a scissioni, a assoggettamenti penosi ora al Pci ora alla Dc, se non a assolutismi.

Un movimento culturale – l‘altra sinistra – eterogeneo, irregolare, poliedrico, fatto di tanti altri maitre à penser – da Piero Calamandrei a Norberto Bobbio, da Tristano Codignola a Vittorio Foa a Sivio e Bruno Trentin – il cui tratto comune è stato l’esercizio della critica, il rifiuto delle verità rivelate e dei dogmi, nella solare ricerca continua di una via d’uscita da qualsiasi regime che puzzasse di autoritarismo (fascismo, nazismo, stalinismo) e di imperialismo a sfondo economico, praticato, anche con guerre cruente, dagli Usa e dai suoi alleati europei, come dall’Urss e dai suoi paesi sudditi, per imporre con la forza il loro modello culturale, o a sfondo missionario, la politica della cristianità armata alla conversione degli infedeli che esclude e combatte l’altra parte non cristiana fino a produrre guerre cattive.

È, insomma, la riscoperta, se non addirittura la scoperta, per il rarissimo interesse mostrato dalla storiografia, dall’informazione e dalla didattica, ufficiali, dell’esistenza di un’altra sinistra, non omologata né al comunismo né genuflessa al Vaticano, messa al bando, combattuta, imprigionata, eliminata fisicamente, dal feroce fascismo e dal sanguinario stalinismo, per l’irriducibile, ferma e intransigente prassi dell’esercizio della critica, della laicità e della libertà di pensiero e di azione, quale bene più prezioso dell’umanità.

Laicità e libertà, uguaglianza e giustizia sociale sono i valori fondanti e irrinunciabili per qualsiasi nuova aggregazione di sinistra si miri a fare in ogni ambito, o post- comunista o post-socialista, e che però, per essere e divenire possibile, credibile e praticabile, necessita di un corpus teorico sulla realtà umana, aggiornato con quel che di assolutamente nuovo e originale è emerso nella ricerca scientifica.

Se negli anni ’60 e ’70, i migliori, nella ormai settantennale storia della Repubblica, per quantità e qualità delle riforme di struttura fatte, Lombardi propose una società più ricca perchè diversamente ricca, in alternativa alla società opulenta, consumistica e individualista del capitalismo, e se negli anni 2000 si arrivò a teorizzare una società di liberi e uguali, oggi bisogna andare oltre e affermare  la priorità della conoscenza dell’umano sull’economia nonché la non separazione non solo tra libertà e uguaglianza, ma tra libertà, uguaglianza e diversità.

Ci sono quindi parole o da ripristinare in toto perchè derubricate dall’invasione religiosa e relegate all’oblio, come mutualità, sostituita da solidarietà, che ai primi del ‘900 fu, con le Società di Mutuo Soccorso, il collante per l’unità tra i lavorieri, i lavoratori di oggi, ai fini della conquista impossibile dati i rapporti di forza sfavorevolissimi, di un modo di lavorare meno disumano, di un trattamento economico dignitoso e di diritti sociali e civili, come il diritto di voto. O da reimpostare, come riforme e riforme strutturali, nel loro significato e senso, entrambi storpiati, e manomessi, dal pensiero neoliberista. Quelle realizzate negli anni ’60 e ’70,  la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la scuola dell’obbligo, lo statuto dei lavoratori, la riforma urbanistica che non vide la luce, l’ospedalizzazione pubblica, le pensioni, il divorzio, l’aborto, sono esempio eclatante e inconfutabile: esse cambiarono radicalmente lo status quo sociale e migliorarono le condizioni di vita, materiali e immateriali, delle persone, dei ceti meno abbienti, del mondo del lavoro, e non le peggiorarono economicamente e in termini di minori diritti sociali e civili.

Quanto sia attuale l’altra sinistra e il patrimonio d’idee, di intuizioni e progetti dei suoi protagonisti ce lo dice Gobetti che, definito il fascismo autobiografia della nazione e chiarito che né Mussolini né Vittorio Emanuele hanno virtù da padroni, ma gli italiani hanno ben animo di schiavi, fin dalla prima pagina di Rivoluzione liberale fa una fulminante, lungimirante e tuttora valida affermazione: il contrasto vero dei tempi nuovi come delle vecchie tradizioni non è tra dittatura e libertà, ma tra libertà e umanità.

La questione è ancora in questi termini: come in quel lontano 1919-1924, dominati da Mussolini e Vittorio Emanuele che non hanno virtù da padroni, oggi davanti a Matteo Renzi, Silvio Berlusconi o Mario Monti, che non hanno virtù da padroni, gli italiani, come un tempo, hanno ben animo di schiavi, tanto da disertare in massa urne e gazebo, per l’inconsistenza delle sinistre, sbandate e in cerca di un ubi consistam e perse, dal Concordato del 1929, che per Gramsci avrebbe prodotto la capitolazione dello Stato, a oggi, nell’abbraccio con il Vaticano disponibile a promuovere per la dignità della persona diritti inalienabili ad eccezione dell’aborto, dell’eterologa, della fecondazione assistita, della contraccezione, del divorzio, dell’eutanasia, dell’istruzione e ricerca pubbliche.

Per non ripetere i drammatici, tragici errori del passato, e conquistare l’egemonia culturale, cara al  Gramsci autentico rivisitato e raccontato da Noemi Ghetti in Gramsci nel cieco carcere degli eretici (L’Asino d’oro edizioni) bisogna depurare la cultura, il pensiero dominante, dai residui del catto-comunismo, infrenare le inframmettenze clericali, affermare per il primato dello Stato di diritto, laico e non teocratico prima di imbarcarsi in una sterile disputa sulle ricette economiche, il terreno più consono all’avversario: ecco perchè nella faticosa prassi del provare e riprovare, si deve, si dovrebbe non solo non mollare ma ricominciare dall’inizio, da dove sono rimasti i lungimiranti e scomodissimi protagonisti de l’altra sinistra.

Scritto da

Carlo Patrignani

- Romano, classe '53. Giornalista professionista dal 1987. Dopo aver collaborato con il settimanale della Cgil 'Rassegna Sindacale' sono stato responsabile dell'Ufficio Stampa della rFilcea-Cgil e successivamente collaboratore di 'Lavoro e Informazione', mensile fondato di Gino Giugni. Attualmente scrivo su Huffington Post e Formiche. Ho pubblicato 'Lombardi e il fenicottero' (2010) e 'Diversamente ricchi' (2012).