21 apr 2013

Non commettiamo gli stessi errori dei nostri padri…adesso: ricostruzione

Noi fuggiremo il riposo

Noi fuggiremo il sonno

Coglieremo velocemente l’alba

E la primavera

E prepareremo giorni e stagioni

A misura dei nostri sogni

Così era scritto all’interno della prima tessera che feci (Sinistra Giovanile 2005)

 E se fossi tu a cambiare la Storia?

Così, invece, recita l’ultima tessera che ho fatto (Giovani Democratici 2012)

Perché sempre di quello si parla; perché sempre di Speranza si parla.

Oggi più che mai c’è bisogno di quella speranza, perché senza di essa, tanto vale gettare la spugna. Senza di essa, tanto vale rassegnarsi, perché questo paese non cambierà mai, perché la sua popolazione non cambierà mai, perché noi non cambieremo mai.

Ma non mi voglio rassegnare. Non voglio e non posso credere che per colpa di alcuni, tutto quello che è stato progettato per il bene di tutti vada in fumo. Ho assistito alla fine di quello che poteva essere il più grande progetto politico di questa nazione. Ho assistito impotente alla fine di ogni speranza; perché l’egoismo di alcuni ha voluto strapparcela.

Ho assistito al funerale politico di questa nazione. Ho assistito…o forse ho solo creduto di assistere?

nuovosocialismoPiù ci penso e più mi convinco che no, non ho assistito a tutto questo. A una fine ho assistito è vero, ma a quella di un mondo che si era fossilizzato troppo velocemente; alla fine di coloro che hanno tradito i propri ideali per qualcosa che non si può controllare fino in fondo: il potere.

 Perché la base non è morta. Perché tutte quelle persone che sono disposte a “preparare giorni e stagioni a misura dei loro sogni” sono ancora li. Sono stremate, è vero; si sentono sconfitte, depresse, soffocate da un Mondo nel quale non si riconoscono; ma sono ancora li.

Ci penso e mi ripeto: gli errori dei padri non possono ricadere sui figli (almeno se questi sono disposti a comportarsi in maniera diversa).

Ci penso e mi convinco che c’è solo una parola che oggi possiamo adottare: ricostruzione. Dobbiamo ricostruire questo paese; dobbiamo ricostruire, non solo un progetto politico che sappia guardare lontano, ma una cultura politica che sia radicata nelle persone. Perché non dimentichiamo mai che se abbiamo assistito a questa morte, è perché prima di tutto la morte politica ha preso spazio nei nostri cuori.

Il mio è un appello a tutti quelli che hanno ancora speranza. E’ un appello a non mollare, a tirare fuori lo spirito di solidarietà, di equità, di giustizia e, perché no, anche di bellezza che è in tutti noi. E’ un appello a tutti quelli che sono disposti a dire: “voglio cambiare la Storia. Un giorno voglio poter guardare indietro e dire che non ho commesso gli stessi errori di mio padre. Voglio poter dire di aver partecipato al cambiamento.”

Ma il cambiamento non può essere quello che ci ha portato a questo punto. Per tanto tempo abbiamo sbandierato il cambiamento; tante volte abbiamo acclamato l’homo novus.

Adesso basta. E’ giunto il momento di cambiare davvero; ma non si può cambiare solo nei nomi, dobbiamo cambiare il Modello.

Se fino ad oggi abbiamo sempre e solo guardato al “breve periodo”, è giunto il momento di guardare al “lungo periodo”, anche se questa eventualità ci spaventa.

E’ una sfida enorme. E’ una sfida che ci pone nella condizione (dobbiamo comprenderlo), forse, di non vedere i frutti del nostro lavoro. Ma è una sfida che va accettata, perché “o si cambia o si muore”.

Guardiamo lontano; guardiamo ad un Mondo diverso, ad un paese diverso; guardiamo ad un Mondo e ad un paese migliori; speriamo nella collaborazione e nell’unità, perché “da solo non si salva nessuno”.

Abbiamo le armi, usiamole: la nostra speranza, la nostra volontà, tutti noi insieme.

Si inizia con i piccoli gesti. Si inizia semplicemente credendoci.

La storia ci ha messo alla prova; raccogliamo la sfida.

Ricostruzione

Scritto da

Federico Rondoni

- Attivista politico. Lavoro ostinatamente per costruire l'Europa Unita