18 Mar 2014

Tobin Tax e l’esperienza italiana

Cos’è la Tobin Tax

Tobin TaxLa Tobin Tax prende il nome dall’economista e premio Nobel per l’Economia che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli e simultaneamente per procurare entrate da destinare alla comunità internazionale.

In Italia con legge di stabilità del 24 dicembre 2012 è stata introdotta l’imposta sulle transazioni finanziarie (detta “Tobin Tax”), in vigore dal 1° marzo per le transazioni su azioni, strumenti finanziari partecipativi e titoli rappresentativi. i dati salienti sono i seguenti:

  1. L’imposta si applica sul controvalore complessivo della transazione, e solo all’atto dell’acquisto: più precisamente “è dovuta dal soggetto in favore del quale avviene il trasferimento di proprietà” di titoli azionari emessi da società residenti, in base alla sede legale, nel territorio dello Stato;
  2. Riguarda solo i titoli di società a capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro;
  3. L’aliquota prevista a regime, per i titoli scambiati sui mercati regolamentati e sugli MTF, è dell’1 per mille;
  4. Sui derivati l’imposta si applicherà una quota fissa su ogni contratto, dovuta sia dall’acquirente che dal venditore, crescente secondo diversi scaglioni di valore nozionale del sottostante

A settembre  del 2013 la stessa è stata rivisitata specificando alcuni aspetti che potevano ancora destare dubbi, vista la particolare complessità dell’imposta, che ha pochi precedenti relativi solo alla tassazione delle azioni mentre costituisce un unicum per la tassazione dei derivati.

Già in passato in altri paesi si è introdotta una imposta simile,in Svezia nel 1984 inserì una tassa affine che portò ad incassi inferiori del 75% di quanto preventivato a causa della diminuzione del numero di transazioni. La Svezia cancellò la tassa nel 1992.

Possiamo dire con sicurezza che l’inserimento della Tobin Tax da parte di un unico paese non fa altro che generare delle distorsioni sul mercato finanziario del paese che la introduce, mentre una tassazione globale eviterebbe una fuga degli investitori e degli speculatori verso i mercati a tassazione più favorevole, e fenomeni di arbitraggio per trarre beneficio dai differenti regimi fiscali dei vari Paesi.

Infine lo stesso Tobin che era discepolo di Keynes, ha spesso sottolineato che l’autore della “Teoria generale dell’attività, dell’interesse e della moneta” aveva già proposto qualcosa di simile pensando di poter legare in modo durevole gli investitori alle azioni di borsa. Tobin afferma.

Io ho trasferito questa idea ai mercati delle valute nel 1971. All’epoca, gli Stati Uniti avevano detto addio al sistema di cambi stabili di Bretton-Woods. Nel frattempo, le prime operazioni con la moneta elettronica promettevano un aumento enorme del numero di operazioni fatte con il computer. Volevo rallentare questo processo, così che si speculasse di meno ed i corsi del cambio non fluttuassero così tanto. Oggi, quando ogni essere umano può giocare in borsa in ogni momento grazie al suo PC di casa, questo problema è ancora più grosso.” […]  “io avevo proposto di conferire il ricavato alla Banca Mondiale. Ma non era questo il mio obiettivo. L’imposta sugli scambi internazionali doveva servire per diminuire le fluttuazioni dei tassi di cambio. L’idea è piuttosto semplice: ad ogni cambio da una valuta ad un’altra, si preleverebbe una piccola tassa, diciamo mezzo punto percentuale del montante. Quindi, si scoraggerebbero gli speculatori, perché molti investitori piazzano a brevissimo termine i loro soldi nelle valute. Se questi soldi vengono improvvisamente prelevati, i paesi devono alzare drasticamente i tassi di interesse in modo da mantenere attraente la valuta. Tuttavia, alti interessi sono spesso disastrosi per l’economia locale, come mostrato dalle crisi in Messico, del sudest Asiatico e della Russia negli anni novanta. La mia tassa ridarebbe alle banche di emissione dei paesi piccoli un margine di manovra e si opporrebbe abbastanza bene al dominio dei mercati finanziari.

Ma in Italia ha funzionato?

Come sempre no … il governo Monti aveva ipotizzato incassi per 1 miliardo di Euro, non si arriva ai 200 milioni … eppure l’esperienza insegnava.

 

Scritto da

Luigi Cristiani

- Economista e appassionato di tutta la letteratura economica da Smith a Marx, da Keynes a von Hayek, da Modigliani a Friedman. Amo i fumetti della Marvel (Spider-Man, The Avengers, Fantastic Four, X-Men), lo squash, il tennis e il basket. Patito per il Napoli