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Fiocco arancione nasce il movimento di De Magistris

“Un movimento capace di intercettare la voglia di politica della gente”. Con queste parole il sindaco di Napoli , Luigi De Magistris, ha annunciato la creazione di un nuovo soggetto politico in grado di dar voce a “quell’ energia positiva che da tempo è protagonista della politica”. Il nuovo movimento dovrebbe nascere a fine novembre con un manifesto curato dallo stesso sindaco “dopo la manifestazione degli indignados di Roma”. Anche se apertamente non si parla di un vero e proprio partito politico strutturato in maniera tradizionale, tuttavia l’ambizione è riuscire a diffondersi in tutta Italia. Insomma l’aspirazione è che Napoli possa essere il laboratorio politico capace di sanare l’anomalia del progressivo allontanamento dalla politica dei cittadini, riproducendo in chiave nazionale la strategia usata per vincere le elezioni partenopee. Per questo il nuovo soggetto sarà aperto a “tutti gli scontenti dei partiti tradizionali” senza nessuna definizione ideologica, e soprattutto capace di intercettare tutti gli “scontenti non solo di sinistra, ma anche moderati e liberali”. Perciò tutto, dalle decisioni politiche alle candidature fino alla leadership, dovrà passare necessariamente dalle primarie e dalle assemblee.

Ovviamente è presto per capire come questo movimento potrà incidere nello scenario nazionale anche perché lo stesso laboratorio napoletano è ancora in una fase troppo embrionale per fornire indicazioni, però già si intravedono alcune criticità su cui forse sarebbe il caso di riflettere. Ad esempio lo stesso obiettivo di sollecitare iniziative di cittadinanza attiva per la gestione dei beni comuni a Napoli si sta rivelando una sfida molto più difficile di quello che poteva apparire all’inizio. Secondo infatti le nuove linee, la Giunta dovrà attenersi a quanto deliberato dalle commissioni tematiche e territoriali autogestite dai cittadini oppure argomentare in forma scritta le scelte differenti. Inoltre, ogni sei mesi, l’operato del sindaco e degli assessori dovrà essere sottoposto al giudizio politico dei cittadini in quella che con enfasi rivoluzionaria è stata battezzata “assemblea del popolo” . Ad oggi, però a parte alcune pregevoli iniziative di vari gruppi, le commissioni tematiche e territoriali non solo non si sono tutte costituite, ma in quelle poche avviate la partecipazione si è rivelata da costruire.

Ovviamente questi laboratori non sono che alla fase iniziale di un processo che è ancora tutto da costruire e sperimentare , tuttavia almeno per il momento, il progetto non sembra in grado di raccogliere consensi in un’area molto più vasta di quella che ha appoggiato De Magistris fin dalla sua candidatura e le poche associazioni che aderiscono alle commissioni sono sostanzialmente sempre le stesse in tutti i territori.

Al di là del problema della partecipazione alle assemblee, quello che sembra particolarmente difficile è riuscire a convogliare in un progetto politico coerente tutta quell’immensa galassia di movimenti e associazioni che sono nate negli anni a Napoli. Il rischio è che, passata la fase iniziale di condivisione della voglia di “rottura”, le incomprensioni e le diffidenze possano prendere il sopravvento.

Al sindaco e alla sua Giunta è richiesto un notevole sforzo: fare da collante e da sintesi politica di questi movimenti e nel contempo mediare tra le esigenze di una città che necessita di risposte immediate e i tempi lunghi necessari per favorire la partecipazione dei cittadini. Uno sforzo reso ancora più difficile dal fatto che al momento a Napoli sul fronte dei partiti poco o nulla si muove e ogni iniziativa sembra essere soffocata dall’eterna lotta tra componenti e dalla resa dei conti tra ceti politici. In questo deserto la scelta di puntare su di un coinvolgimento diretto dei cittadini può veramente diventare l’occasione per dare linfa ad un sistema paralizzato da un totale immobilismo. Ma questo punto il vero interrogativo è se De Magistris riuscirà nel suo ambizioso obiettivo di diventare la cerniera tra politica e movimenti o rischierà di vanificare tutto a causa di una fretta eccessiva. Ovviamente al momento è presto per poter fare delle previsioni. Tuttavia è chiaro che molto dipenderà dal successo di quel laboratorio napoletano che al momento assomiglia ancora a un neonato: è ancora troppo piccolo per poter sapere come diventerà da grande.

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