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28 Giu 2013

Così fan tutti

Un altro che scrive di espulsioni nel M5S. Ce ne davvero bisogno? Giustamente elettori e parlamentari del M5S mi diranno: ma perché invece non scrivi un pezzo sulle tante proposte che abbiamo portato avanti? Io credo che occorre parlare di queste espulsioni perché a mio parere dicono qualcosa sulla cultura politica in generale del M5S.

Si dice: in tutti i partiti (ma il M5S mi pare che dica di none essere un partito, comunque…), ci sono espulsioni. Ed è vero. Ogni partito ha una sua procedura per le espulsioni che in genere offre garanzie per evitare abusi e tutelare le minoranze. Ovviamente non sono ingenuo e so bene che meno democratico e più carismatico è il partito, più facile e discutibili sono le espulsioni. Tutti ricorderemo il “Che fai mi cacci?” di Fini a Berlusconi, finito esattamente con la espulsione del cofondatore del Pdl. Personalmente credo che a volte i partiti abbiamo espulso troppo poco, tenendosi dentro corrotti, gente con amicizie discutibili, ecc. Quindi nessuno discute del fatto che un partito (pure quelli che dicono di non esserlo) possano espellere. Possiamo parlare però delle motivazioni? Oggi un deputato del M5S citava il caso di un esponente del Pd siciliano che è state espulsa perché ha annunciato che non avrebbe fatto campagna elettorale per il candidato sindaco appoggiato dal suo partito ma per quello dem M5S. Dunque, tanto per essere chiari: non conosco la realtà locale ma non ho fatica a credere che la esponente possa avere ragione politicamente nella sua scelta. Tuttavia mi pare abbastanza fisiologico che un partito espella una che fa campagna elettorale per un candidato avversario (neppure di un altro partito alleato). Vi sembra un ragionamento così strampalato?

Invece parliamo dell’espulsione della Gambaro. La senatrice ha avanzato delle critiche a Grillo in relazione alle elezioni amministrative. Ora ognuno crede quello che vuole; personalmente, ad esempio, condivido profondamente quelle critiche e credo che Grillo sia un problema del movimento, ma ovviamente è solo una opinione. La Gambaro non aveva corrotto nessuno, non ha accusato Grillo di rubare, non ha pronunciato frasi razziste, non ha fatto apologia del fascismo (a proposito, ma per caso qualcun altro nel M5S lo ha fatto e non le è successo niente?), ecc. Ha criticato Grillo che se mi ricordo bene è solo il portavoce (se ho capito a vita o finché non si stufa, ma non conosco bene le regole del m5S). Lo ha fatto per altro in maniera molto urbana cosa che, scusatemi la battuta, non è molto usuale nel movimento. Mi si dirà che non doveva farlo in pubblico ma nell’assemblea. Ma il M5S non era per la trasparenza? E poi perché Grillo può pontificare allo scoperto e chi lo critica in sagrestia?

Ora in molti altri partiti si possono criticare i leaders; ma credetemi non sto affatto facendo la celebrazione di queste altre esperienze. In genere si possono criticare i leaders senza essere espulsi perché non gliene frega niente a nessuno. Il fatto è che dal M5S ci aspettavamo la politica nuova che scusatemi non è solo ridare i soldi o sdoganare il va fan culo (che B, Bossi o Gasparri sono bravini anche da soli a insultare gli avversari). Diciamo che per me la nuova politica sarebbe questa: la Gamabaro solleva una critica al leader (e qui assumiamo che Grillo dovrebbe smettertela con le ipocrisie e dirsi leader del M5S) e Grillo invece di tuonare sul blog e chiedere espulsioni, la incontra e si fa spiegare le sue ragioni. Prova a spiegare le sue ma ascolta, impara, riconosce le ragioni degli altri. Questo si che sarebbe un esempio di nuova politica.

Perché si, hanno ragione, in tutti i partiti si espelle (alcuni perché l’espulso ha rubato, altri perché fa campagna elettorale per un altro partito, altri ancora perché ha criticato il leader), in nessun partito il leader ascolta le critiche, gli interessano e prova a lavoraci sopra. Non mi pare che il M5S faccia eccezione.

 

 

Scritto da

Marco Armiero

- Ho 46 anni e sono uno storico dell'ambiente. Lavoro al CNR, ma da molti anni sono all'estero; ho lavorato negli USA, a Yale, Berkeley e Stanford, in Spagna, all'Università Autonoma di Barcellona, ora sono in Portogallo al Centro di Studi Sociali di Coimbra. Tra poco sarò a Stoccolma dove vado a dirigere l'Environmental Humanities Lab del Royal Institute of Technology. Non mi considero un cervello in fuga, ma magari più un fegato in viaggio (in effetti, in Italia mi stavo davvero facendo un fegato così). Ho un blog tutto mio http://letteredaunfegatoinfuga.webnode.com